giovedì, 20 novembre 2008

Sotto sotto, in fondo in fondo

Voglio segnalare un interessante intervento 002842.html#002842 di Girolamo De Michele su Carmilla.
Spiega, secondo me in maniera molto efficace, l'alto grado di sofisticazione raggiunto da alcune strategie di comunicazione, del resto non dissimile da quello raggiunto dai prodotti finanziari derivati o dalle frodi in campo alimentare. In fondo in fondo, sotto sotto, ci sta sempre un bel pacco per il “consumatore”, una delle definizioni più brutte e stupide con cui si può derubricare colui che dovrebbe essere “cittadino”.
A proposito di parole, l'altro giorno ascoltavo in auto il GR1 che mandava un servizio sull'incontro fra i Ministri degli Esteri italiano e tedesco. I due politici hanno reso omaggio alle vittime del lager della Risiera di San Sabba, a Trieste. Una parola, una sola, mi ha fatto tornare in mente proprio quell'articolo di De Michele. La Risiera di San Sabba veniva definita come “l'unico campo di concentramento sul territorio italiano”, secondo ciò che siamo abituati ad ascoltare anche da voci non sospette di negazionismo o revisionismo.
Eppure definire la Risiera di San Sabba “l'unico” campo di concentramento in territorio italiano non è un'affermazione oggettiva e neutra come potrebbe sembrare. Non è oggettiva perché il solo scampolo di verità che possiede sta nella sua approssimazione. La Risiera è infatti il campo di concentramento più grande, l'unico dove hanno funzionato dei forni crematori, gestito su territorio italiano direttamente dai nazisti (assieme ad altri tre). Ma i campi di internamento per oppositori politici, ebrei, cittadini stranieri, rom e omosessuali, creati e gestiti dal regime fascista e dalla Repubblica di Salò sono stati più di quaranta. Si può, certo, distinguere se fossero campi di lavoro o di transito verso i lager nazisti, ma resta il fatto che in quei posti dei civili, fra cui donne, anziani e bambini, venivano reclusi e morivano di stenti, malattie e torture.
Ma facciamo finta che sia vero. È a questo punto che l'aggettivo “unico” non è affatto neutro. Perché introduce un criterio quantitativo in una faccenda che, invece, è qualitativa. Sarebbe come dire che, non so, il mostro di Firenze è l'unico serial killer che ha operato in Toscana. Nessuno lo dice, perché a tutti sembra di per sé tremendo che ce ne sia stato uno, e non consola certo il fatto che ce ne sarebbero potuti essere quaranta.
E invece, nel caso della Risiera, lo diciamo sempre. L' “unico campo” veicola sotto sotto l'idea che tutto sommato, in fondo in fondo, noialtri italiani brava gente siamo stati alleati di Hitler sì, ma solo un po', e che ci siamo ritrovati a fianco di questo demonio solo per un banale errore di valutazione politica; il fascismo era tutta un'altra cosa, era guidato da un signore magari un po' eccentrico e temperamentale, ma sotto sotto un buon padre di famiglia (tanto per tornare all'intervento di De Michele).
In fondo mandava gli oppositori a fare le vacanze in posti dove oggi ha ha la villa Armani, no?
E gli ebrei non li gassava, si limitava a consegnarli ai nazisti perché li gassassero loro.

Commenti

Caro Giampaolo,
io penso che di campi di sterminio ne basti solo uno per pronunciare una condanna storica. Il bisogno ipocrita di dire "l'unico", puzza in maniera insopportabile. Quanti sono "tanti campi"? uno, secondo me, sono già troppi. Quanti sono "tanti morti"? uno, secondo me, sono già tanti...
Ho viaggiato in lungo e in largo per l'Europa Centrale e ho visto diversi luoghi come questi. E so che da noi molti campi (che non saranno stati di sterminio, ma certamente furono di concentramento) sono stati cancellati, nascosti, occultati alla memoria. Perché il nostro povero Paese non ha ancora fatto i conti con le sue memorie più oscure. Infatti da noi non costituisce scandalo organizzare tavole rotonde e dibattiti per ricordare certe figure del fascismo. Il caso di questa estate al caffè della Versiliana si è rivelato con chiarezza: un bell'incontro su un personaggio come Giorgio Almirante, nel ventennio fondatore e direttore della rivista "La difesa della razza" (!) e poi fucilatore di coloro che si rifiutavano di andare a combattere per la Repubblica di Salò (invenzione priva di qualsiasi legittimità internazionale). per straparlare in nome della "pacificazione", della "riconciliazione". Prima dell'avvento di una certa classe politica, l'Italia era già riconciliata e pacificata da tempo. Tant'è vero che questo personaggio ha potuto sedere in parlamento per diverse legislature. Grazie alle stesse regole di quella Democrazia che per tanti anni aveva combattuto. Allora dibattito inutile, pretesto falso e provocatorio. Quanto è diversa la Germania. Dove, se in un qualche posto si organizzasse un convegno o una conferenza simil-dotta per ricordare Goebbels o Himmler o Mengele, dopo pochi minuti arriverebbe la polizia a fermare tutto, ad arrestare gli organizzatori, a identificare e disperdere gli accoliti. E a sequestrare sedie, tavoli e impianto di amplificazione. Perché nella Repubblica Federale, in tema di nazismo, il revisionismo è per davvero un reato.

Scritto da : andrea pieraccini | venerdì, 05 dicembre 2008

Perché il nostro povero Paese non ha ancora fatto i conti con le sue memorie più oscure.

Scritto da : ghd straightening iron | martedì, 23 febbraio 2010

Un interessante articolo! Grazie!

Scritto da : editing checklist | sabato, 13 marzo 2010

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